Francavilla Fontana: Cgil: "Che fine faranno i lavoratori della Cerin?"

26/01/2016 - La crisi politica che vive in questi giorni il Comune di Francavilla Fontana non può ancora una volta pregiudicare i diritti dei 4 lavoratori ex Cerin.

Le diverse fazioni politiche schierate in questi giorni trattano, a seconda del pensiero di provenienza e delle relative richieste specifiche, la problematica relativa ai quattro lavoratori con molta superficialità.

Ciò che in questi giorni realmente interessa sono le sorti della gestione politica ed il contenuto del nuovo bando, ma non la condizione di precarietà che vivono ormai da tempo le famiglie coinvolte nel progetto contenuto nel bando.

Questo Sindacato, da sempre si occupa dei lavoratori, delle loro famiglie e delle loro sorti. Ed anche in questo caso non intende essere oggetto di strumentalizzazioni politiche ma insistere fortemente sulla necessità di trovare una soluzione degna di una comunità sensibile ed altruista quale quella di Francavilla Fontana.

Qualunque decisione sia assunta deve prioritariamente tener fede ad un impegno morale dovuto a queste quattro famiglie che popolano la comunità francavillese.

Si può parlare di internalizzazione, di gestione mista, in ogni caso i quattro lavoratori già facenti parte del servizio riscossione delle entrate comunali, ognuno per quanto di competenza, non possono subire le sorti di gestioni distratte.

Ad onor del vero la normativa specifica in materia dovrebbe agevolare le decisioni degli amministratori posto che nel settore degli appalti pubblici, l’obiettivo di salvaguardia dei livelli occupazionali viene attuato attraverso il recepimento dell’obbligo di mantenimento dei rapporti lavorativi, a carico del futuro aggiudicatario, direttamente tra le clausole del bando di gara (in aderenza alla facoltà prevista, per le pubbliche amministrazioni dal Codice dei contratti pubblici, all’art. 69 del D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163) Art. 69, commi primo e secondo D.Lgs. n. 163/2006: «Le stazioni appaltanti possono esigere condizioni particolari per l’esecuzione del contratto, purché siano compatibili con il diritto comunitario e, tra l’altro, con i principi di parità di trattamento, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità, e purché siano precisate nel bando di gara, o nell’invito in caso di procedure senza bando, o nel capitolato d’oneri. Dette condizioni possono attenere, in particolare, a esigenze sociali o ambientali».

È evidente come in tal modo si completi il panorama delle possibili fonti dell’obbligo in discorso, secondo quanto indicato all’art. 29, comma terzo, del D.Lgs. n. 276/03 (L’acquisizione del personale già impiegato nell’appalto a seguito di subentro di un nuovo appaltatore, in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro, o di clausola del contratto d’appalto, non costituisce trasferimento d’azienda o di parte d’azienda.): in tale norma, dunque, può dirsi operata una “ricognizione” delle varie fonti attraverso cui assicurare la salvaguardia dei livelli di occupazione nei casi di subentro di un nuovo imprenditore a quello uscente.

Non diversamente si è espressa, se pure in maniera più articolata, l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici (oggi ANAC) con il parere n. AG 19/13 e AG 20/13 del 13 marzo 2013, che reca seguente massima: “la clausola che per fini sociali, quali il mantenimento dei livelli occupazionale, richiami quale condizione particolare di esecuzione dell’appalto l’obbligo di utilizzare in via prioritaria i lavoratori del precedente appalto, a condizione che il numero e la qualifica degli stessi siano armonizzabili con l’organizzazione di impresa della ditta aggiudicataria e con le esigenze tecnico – organizzative previste per l’esecuzione del servizio, può ritenersi conforme ai principi del Trattato CE”.

Nel caso di specie le funzioni sono sempre le stesse, la mole di lavoro non è certo mutata in peius e/o eventuali mutamenti organizzativi possono comunque essere gestiti attraverso la formazione dei quattro lavoratori, che dovranno trovare necessariamente la giusta collocazione dovuta per legge.

Ogni atto arbitrario che leda i diritti dei lavoratori sarà prontamente contestato dal Sindacato deducente dinanzi all’Autorità Giudiziaria competente.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-01-2016 alle 12:04 sul giornale del 27 gennaio 2016 - 1493 letture

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