Brindisi: "Euridice e Orfeo" una dichiarazione d'amore al Teatro Verdi

01/02/2016 - Inno all’amore eterno, il mito di Euridice e Orfeo approda al Teatro Verdi di Brindisi venerdì 5 febbraio (ore 20.30). «Euridice e Orfeo», tratto dall’omonimo romanzo di Valeria Parrella, vede in scena Michele Riondino, interprete del giovane Montalbano dell’omonima serie televisiva, eFederica Fracassi, Premio Ubu 2011 come migliore attrice protagonista, ex aequo con Mariangela Melato.

Passione e dolore in uno dei più struggenti spettacoli in scena al Verdi, la tormentata storia d’amore tra Orfeo e la bella Euridice che muore in seguito al morso di un serpente velenoso. Il giovane si crede talmente forte da poter sconfiggere la morte e riabbracciare la moglie scomparsa ma, purtroppo, non sarà così e anche lui dovrà arrendersi al sonno eterno.

Nel mito, Ade concede a Orfeo di riportare in vita l’amata Euridice, a patto che egli non si volti indietro a guardarla sulla strada di ritorno dagli inferi. Scrive Ovidio nelle «Metamorfosi»: «Orfeo,temendo di perderla e preso dal forte desiderio di vederla, si voltò e così subito la donna fu risucchiata. Morì per la seconda volta e infine diede al marito l’estremo saluto». Ognuno ha una risposta diversa su quell’ultimo voltarsi di Orfeo, sul perché lo fa. Nella lettura di Parrella è proprio Euridice che dice a Orfeo: «… se mi ami devi guardarmi». E specifica: «Non puoi fare altro che voltarti e guardarmi». Perché Euridice sa che la legge ineludibile e inesorabile che ci governa è quella della perdita. Un’inversione dei classici ruoli dettati dal mito greco che porta la defunta ninfa a chiedere all’amato di essere guardata in volto affinché questi possa essere per sempre liberato dal tormento della perdita, possa cioè elaborare il lutto e tornare a vivere. Un’intuizione più filosofica che letteraria, come appunta l’autrice nelle sue note di sala. Non a caso, Ovidio nelle «Metamorfosi» e Virgilio nelle «Bucoliche» usano il verbo «respexit», che non significa soltanto «si voltò indietro», ma contiene anche la radice del «respectum», del rispetto.

Orfeo è un ragazzo viziato dall’esistenza: è bello e ha talento. Così tanto talento che gli viene regalata una lira addirittura da Apollo. Orfeo aggiunge due corde a quella lira e cambia la storia della musica. È convinto di potere tutto. Non è arrogante: è la giovinezza stessa che crede nell’invincibilità. Ma la vita va diversamente.

«Euridice e Orfeo» ci mette di fronte all’interrogativo più grande: è possibile vincere la morte? Orfeo, che tutte amano, si innamora di Euridice ma Euridice muore «per una sciocchezza, un inciampo», scrive Parrella. Orfeo, che non ha mai provato dolore e non ha mai avuto paura della perdita, si convince di poter sconfiggere la morte per riavere tra le braccia sua moglie. Ma si sbaglia: Euridice non torna, non può tornare. E l’unico finale possibile è la morte. «Euridice e Orfeo» è una storia di arrendevolezza alla vita, di accettazione della morte. Annota Valeria Parrella: «Riprendere in mano il mito oggi, rileggerlo, provarsi nella sua riscrittura, significa cercare, tra gli universali che esso comprende e trasmette, quello che ci è più vicino. Che istintivamente continua, duemila anni dopo il poema di Ovidio, a muoverci: cuore e passi».

Davide Iodice, regista della pièce, aggiunge: «Ascoltando il suono-senso delle parole nella viva voce degli attori, ho inteso che tutta la bellissima prosa-poetica del testo fosse quel canto, insieme di Euridice e Orfeo, e allora abbiamo cominciato a lavorare ad un unico flusso sonoro, un concertato o un corale, se vogliamo, che tentasse di restituire alla Parola il suo potere ipnotico, evocativo: la sua emozione. Per il resto, questa è una dichiarazione d'amore».

Si comincia alle ore 20.30

Durata dello spettacolo: un’ora e 15 minuti senza intervallo





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 01-02-2016 alle 13:26 sul giornale del 02 febbraio 2016 - 1471 letture

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