Brindisi, SCU e la mafia 2.0. Cataldo Motta: “Preoccupato per questo cambio generazionale”

23/02/2016 - E’ principiato tutto all’alba di stamane, quando sono finite in manette 27 persone appartenenti al sodalizio della Sacra Corona Unita.

E’ stata un’operazione durata circa 3 anni, quella ‘The Beginners’ messa in atto degli investigatori della Questura di Brindisi, coadiuvati dai colleghi della penitenziaria di Lecce, ma che, alla fine, ha fruttato ben 34 persone indagate, di cui 27 arrestate.

Si tratta di una vera e propria guerra tra bande, ossia quella di Brindisi e quella di Tuturano (“Brindisi deve rimanere in mano nostra”, emerge da alcune intercettazioni, ndr). Spiccano soggetti ‘nuovi’ della SCU ma che hanno portato a termine i ‘vecchi’ e soliti propositi dei loro antesignani. Determinante il ruolo di molte donne del sodalizio, aventi la funzione di capo.

“Il ruolo delle donne è apparso diverso dal solito – afferma il Procuratore della Repubblica Cataldo Motta, a termine della consueta conferenza stampa indetta proprio stamane presso la Questura di Brindisi – non c’era solo il ruolo della postina che porta notizie all’interno del carcere, ma queste donne avevano una maggiore autonomia e la possibilità di intervenire più fattivamente nelle dinamiche dell’organizzazione mafiosa.”

Nel corso delle indagini, gli investigatori hanno rinvenuto anche importanti ‘pizzini’ (fino ad ora in disuso, ndr) con cui, appunto, avvenivano comunicazioni di stampo mafioso: “I ‘pizzini’ sono molto utili, dal contenuto particolarmente interessante – continua Motta – devo dire che si è ripreso a scrivere e questo per noi è molto utile, perché abbiamo elementi di prova veramente inconfutabili: il loro contenuto è assolutamente univoco”.

I reati che si contestano ai soggetti tratti in arresto sono quelli di omicidio, la cui valenza era intimidatoria (con annesse azioni omertose), estorsioni, rapine e ricettazione, in materia di armi, sostanze stupefacenti, atti intimidatori di natura incendiaria. Si era palesata anche l’eventualità di una ‘mano pesante’ con chi si comportava male con i carcerati: “Atteggiamento duro come ipotesi di intervento – spiega il Procuratore della Repubblica – ma bisogna vedere cosa invece sarebberostati capaci di fare”.

Come detto, si parla di una SCU 2.0: “La caratteristica di questa nuova generazione mafiosa è quella legata a tutte le seconde generazioni – dice ancora Motta – quindi,sono più irruenti e considerano meno le ipotesi di pacificazioni tra i vari gruppi, rispetto a quello che è avvenuto in passato. Bisogna vedere che sviluppi avranno quando sarà scomparsa la vecchia generazione”.

Ma quale è stato il fattore determinante che ha portato, finalmente, all’esito positivo di queste indagini? “E’ stata determinante l’attività di intercettazione dei colloqui in carcere, la documentazione che abbiamo sequestrato, grazie all’ausilio della Polizia Penitenziaria, ed il conforto finale da parte dei collaboratori di giustizia – spiega – ma non di quelli più anziani, come Lino Penna, il quale non ne sapeva granchè, in quanto erano tutti personaggi successivi che si erano associati a momenti dopo la sua collaborazione”. Sono state impiegate energie e, soprattutto, risorse per portare gloriosamente a termine l’operazione: “Le intercettazioni richiedono sempre una grande presenza di personale, perché bisogna sentirle in diretta e seguirle. Ci è voluto, quindi, un impegno particolarmente forte da parte della squadra mobile della Questura di Brindisi, che ringrazio per la qualità dell’intervento”.

Proprio qualche giorno fa, è intervenuto il presidente della regione Puglia Michele Emiliano, il quale ha definito Brindisi “Come Foggia” e che “La SCU si è riorganizzata”. D’accordo ma non troppo appare Cataldo Motta, il quale replica: “La SCU si è riorganizzata sicuramente, ma si tratta di vedere se si sia riorganizzata su basi nuove o sulle stesse precedenti. Ritengo che siano un po’ cambiate le dinamiche associative. Basterebbe dire che non ci sono più omicidi di mafia, quest’anno non ce n’è stato neanche uno e questo è già un segnale positivo. Non credo ci sia paragone con altre realtà del nord della Puglia”.

Infine, il Procuratore della Repubblica di Lecce si dice “preoccupato per questa nuova generazione (soggetti poco più che 18enne, ndr), perché vuol dire che si tramanda un atteggiamento particolare che non fa ben sperare”.

La giustizia fa del suo e, fino ad ora, lo fa in maniera egregia, ma ciò non basta a contrastare la mafia, la quale è, purtroppo, ben radicata. Altresì, oltre ad un notevole e certosino contrasto giudiziario, ci vorrebbe un cambio culturale dell’intero Paese e di una modifica di molti atteggiamenti sociali.





Questo è un articolo pubblicato il 23-02-2016 alle 20:21 sul giornale del 24 febbraio 2016 - 2060 letture

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