Covid, contatto con positivi ma senza infettarsi: ecco chi sono i "resistenti", lo spiega il genetista Giuseppe Novelli

2' di lettura 30/03/2021 - Persone che entrano in contatto con i positivi Covid ma non si infettano, qual è il segreto? Il genetista italiano Giuseppe Novelli spiega perché

Quando una persona viene contagiata dal Covid-19, com'è ormai noto, si presume che il contagio sia avvenuto per contatto con un soggetto positivo o comunque per altri motivi in grado di favorire al virus di contagiare un individuo.

Pare però che non sia sempre così. Ci sono infatti persone che, pur avendo interagito a stretto contatto con un soggetto contagiato, non avrebbero contratto il virus, e quindi sarebbero immuni. Ma com'è possibile?

A spiegare a Business Insider la scoperta dei cosiddetti "resistenti", è il genetista italiano Giuseppe Novelli, nonché direttore del Laboratorio di Genetica Medica dell'Università di Roma Tor Vergata.

"Vogliamo fare chiarezza su come questo virus operi e che tipo di risposta immunitaria inneschi per sviluppare terapie più efficaci. E' l'ultimo, ma decisivo passo che la scienza può compiere. Il nostro studio è nato proprio dall'insolita risposta che presentano alcuni individui al SARS-CoV-2", spiega Novelli.

"Ci sono dei fattori di rischio - sottolinea - che si associano ad un decorso clinico più severo, come l'età e la presenza di ulteriori comorbidità tra cui il diabete o l'insufficienza renale, ma da soli non bastano a giustificare questa ampia variabilità nella risposta clinica. Con il tempo ci siamo resi conto che alcuni individui, nonostante fossero fortemente esposti al contagio, non soltanto non sviluppavano alcuna sintomatologia, ma risultano negativi sia alla ricerca del virus mediante tampone nasofaringeo, che degli anticorpi su siero. Come se fossero naturalmente immuni all'infezione".

"Gli interferoni di tipo I e III sono le molecole chiave della risposta immunitaria - conferma il genetista - quando le nostre cellule entrano in contatto con un virus, si attivano dei meccanismi di allerta che portano alla produzione di interferone che funge da 'molecola segnale', si lega specifici recettori cellulari ed è in grado di attivare la risposta antivirale. Questo avviene principalmente grazie a geni specifici, i cosiddetti ISGs (Interferon Stimultated Genes)".

"Così come esistono varianti in alcuni geni che possono portare allo sviluppo di un quadro molto più severo, esistono alterazioni genetiche in grado di conferire una sorta di protezione alle infezioni. Identificare con precisione i meccanismi di resistenza permetterebbe di aprire l'orizzonte a nuove strategie terapeutiche", conclude Novelli.


di Hazelnut
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Questo è un articolo pubblicato il 30-03-2021 alle 15:18 sul giornale del 31 marzo 2021 - 161 letture

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